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GENTE VENETA | Mestre | Archivio

Lunedi, 3 Aprile 2017

La parrocchia della Risurrezione di Marghera anima la Messa in carcere


E’

già la seconda volta che il gruppo canto con altre persone della parrocchia della Risurrezione di Marghera va ad animare la messa domenicale nel carcere veneziano di Santa Maria Maggiore. Non si è trattato però solo di animare la messa di domenica 26 marzo scorso, presieduta dal cappellano don Antonio Biancotto, ma anche di condivisione, con spirito fraterno, che si è prolungata oltre la celebrazione eucaristica nel cerchio di conoscenza e dialogo, in cui le persone tutte, carcerati e ospiti, si sono disposte nella stessa cappella.



Alla esperienza nuova di “porte che si chiudono dietro le tue spalle, porte e ancora porte, rumori di chiavi” ha fatto riscontro quella sofferta e piena di speranza di una delle persone detenute: “Ma non sono campane da morto! Finché sento quel rumore vuol dire che sono ancora vivo”.

E alle finestre con le sbarre, che richiamano la voglia di libertà … “Eh, ma quello che non può camminare ha meno libertà di me!”. Parole che lasciano ammutoliti gli ospiti, che le riportano in una delle preghiere dei fedeli della domenica successiva in parrocchia, “perché il carcere possa diventare luogo di crescita e giusta pena, dove l’uomo possa diventare l’uomo nuovo e noi essere ponte, mano tesa, con in mente Te Signore”. Perché, come disse alzandosi quel fratello detenuto, “comunque la Parola di Dio aiuta tanto”. (Gino Cintolo)


Tratto da GENTE VENETA, n.14/2017

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