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GENTE VENETA | Opinioni | Archivio

Mercoledi, 29 Marzo 2017

Tre ragioni per dire grazie a Ca' Letizia, mensa di Mestre


A

Ca' Letizia, martedì 28 sera, è successo un fatto sgradevole. Un ospite, improvvisamente, con una caraffa ha rotto una vetrata del locale nella mensa di via Querini a Mestre.

La persona è stata fermata e tranquillizzata. Ci saranno conseguenze: è stata denunciata e non potrà più fruire del servizio offerto dalla San Vincenzo. Con lui, non ceneranno più a Ca' Letizia altri due che erano al suo tavolo e che con lui hanno creato agitazione.
La mensa rimane chiusa per almeno un giorno, per fare le riparazioni necessarie e per lanciare un segnale a tutti: le azioni scomposte e irrispettose non restano impunite. E il danno prodotto da uno sciocco produce i suoi effetti anche sui cento che, rispettosamente e con dignità, fruiscono di una colazione o di una cena.



Raccontiamo i fatti, così come sono accaduti, per dire tre cose. La prima è che la carità ha le sue regole. Non si fa nell'anarchia e chi non le rispetta ne paga le conseguenze. Ma proprio perciò la carità è educativa e vive nella verità e della verità. Non è tanto diversa dalla buona educazione che si fa in famiglia: quando un figlio fa una birichinata, due bravi genitori lo rimproverano e gli infliggono una punizione. Non nascondono o fanno finta di non vedere cos'è successo, ma nemmeno cacciano il figlio fuori di casa. Chi la pensasse diversamente pensi se, a casa propria, caccerebbe il figlio che rompe un vetro. Ogni altra lettura è inutile, controproducente e strumentalizzante.

La seconda è che i volontari della San Vincenzo tengono sotto controllo la situazione. Con la consueta generosità e dedizione, rimettono le cose in ordine e ripartono.

La terza e ultima cosa è un grazie, a maggior ragione, che la città deve a Ca' Letizia. Intanto lo anticipiamo noi.

Giorgio Malavasi
Tratto da GENTE VENETA, n.13/2017

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