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Venerdi, 17 Marzo 2017

Cappuccini, il nuovo Ministro: «La mensa di Mestre non si sposterà»


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i impegneremo ancora di più nell'aiutare chi si trova nelle periferie materiali e in quelle spirituali». E' il programma per i prossimi tre anni di fra Roberto Tadiello, nuovo Ministro provinciale dei frati Minori Cappuccini.
Fra Tadiello, 52 anni, di Montorso Vicentino (Vicenza), è stato eletto a capo dei 260 religiosi della Provincia veneta, che comprende, oltre al Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige. Entrato ventenne nel noviziato, fra Roberto è sacerdote dal 1992.
Il suo primo sentimento, all'elezione?
Un sentimento di umiltà e gratitudine. Il Ministro è colui che è chiamato a lavare i piedi ai frati: questo è il compito che mi prefiggo anch'io.



Caratteristica già dei primissimi Cappuccini, nel Cinquecento, è stata quella di rispondere a esigenze di fondo della società: i primi Cappuccini operarono dove c'era la peste, là dove nessuno voleva andare. E oggi, nella Provincia veneta, quali sono le esigenze e le urgenze nuove?
L'esigenza permanente, come ogni francescano sa, è servire la Chiesa. E oggi Papa Francesco ci invita a servirla partendo dalle periferie. Proprio nelle periferie, d'altronde, i Cappuccini si trovano a loro agio: nelle mense, in alcune carceri del Veneto e nel servizio a chi è povero di speranza. Questi ritengo siano i bisogni di oggi, cui possiamo offrire la nostra risposta. D'altro canto, il nostro patrono è San Leopoldo, vissuto nel centro di Padova ma impegnato sempre a incontrare le periferie esistenziali, nella celletta di un confessionale.
Un servizio sempre offerto dai Cappuccini è la predicazione. Da tempo si parla della ricerca di forme nuove per l'annuncio del Vangelo. Lei a cosa sta pensando?
Più che ad una forma nuova, sto pensando ad una forma antica, ma rinnovata nello stile: è la predicazione delle missioni popolari. In queste un gruppo di frati si mette a disposizione di una parrocchia o di più parrocchie, per un periodo di 15 giorni, durante i quali fa annuncio e incontro delle persone.
E' già previsto un programma di missioni popolari?
Noi abbiamo un centro di evangelizzazione, a Portogruaro, che coordina le missioni nelle diverse diocesi. Ne abbiamo già fatte nelle diocesi di Padova e di Treviso. I parroci o i coordinatori pastorali ci chiamino: noi siamo a disposizione.
A Mestre è in corso un dibattito circa le mense per i poveri, tra cui c'è quella retta proprio dai Cappuccini: c'è chi non le vorrebbe più in centro città e anche l'amministrazione comunale è orientata in questo senso, per spostarle in periferia. Lei cosa ne pensa?
Io penso che dobbiamo avere sempre il cuore aperto, come cristiani, verso chi ha bisogno: così ci dice il Vangelo. E i Cappuccini, a Mestre, hanno sempre risposto in questo senso alle necessità. Se vogliamo immaginare che cos'è un convento cappuccino, dobbiamo pensare ad una chiesa in cui si trova un frate disposto ad ascoltare in confessionale, e ad una portineria dove un altro frate si trova ad accogliere e a sostenere chiunque ha bisogno, anche dando da mangiare.
Quindi non si sposterà da via Cappuccina la mensa dei frati?
Io mi auguro proprio di no. Il convento cappuccino ha questi due cuori: la mensa eucaristica e la mensa della condivisione. Se ne viene a mancare una, viene a mancare una delle nostre identità.
E a Venezia, alla Giudecca, dove i Cappuccini, tra l'altro, reggono anche la collaborazione pastorale di tre parrocchie, cosa accadrà nel prossimo triennio?
Per adesso la scelta è di continuare nel servizio alla Chiesa diocesana. Il Capitolo ha sottolineato l'importanza di metterci al servizio della Chiesa locale, dove siamo chiamati. Sulle situazioni particolari, comunque, non ci siamo soffermati.
Qual è la cosa più bella dell'essere un frate Cappuccino?
La cosa più bella per un frate è di essere, come Francesco, innamorato di Gesù, E' abbracciare il Crocifisso, e non solo per adorarlo. Nell'abbraccio ci sta la scelta del cuore e, con Lui, tu abbracci tutti i crocifissi della storia: i poveri, le donne e gli uomini delle periferie, gli ultimi, i bisognosi...

Giorgio Malavasi


Tratto da GENTE VENETA, n.10/2017

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