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GENTE VENETA | Primo Piano | Archivio

Venerdi, 17 Marzo 2017

Il Patriarca a trecento fidanzati in San Marco: «La fede cresce quando siamo nella prova»


E’

iniziata col naso all'insù l'assemblea diocesana dei fidanzati, svoltasi domenica scorsa nella Basilica di S. Marco.
I raggi del sole pomeridiani sono filtrati attraverso le vetrate illuminando le magnifiche tessere d'oro del soffitto, protagonista indiscusso della prima parte dell'incontro. Don Danilo Barlese – Vicario episcopale per la Pastorale e Direttore dell'Ufficio diocesano per gli Sposi e la Famiglia – ha accolto, insieme al Patriarca, le circa 150 coppie presenti, illustrando loro il significato delle rappresentazioni musive: dalla Creazione al Nuovo Testamento, un lungo racconto biblico che si esaurisce con il Cristo che ama e che salva la sua Storia con la morte sulla croce.



Ad aprire il dialogo con il Patriarca, pronto a rispondere agli interrogativi di alcune future coppie di sposi, sono stati Debora e Daniele di Gambarare, che hanno chiesto come poter fronteggiare le difficoltà e le fatiche di un'eventuale crisi matrimoniale. «Il matrimonio, l'affetto, la simpatia, l'attrazione fisica diventano un impegno, un sì che viene detto all'altro, alla comunità, a Dio. Ma prima che un sì alla persona con la quale condivido la vita, il matrimonio è un sì che mi interpella, che mi riguarda; è un sì che dovete dire con chiarezza prima di tutto a voi stessi», ha spiegato mons. Moraglia, sottolineando come la felicità non debba mai dipendere da chi ci sta accanto poiché tale pretesa ci porterebbe sempre ad imputare all'altro qualcosa.

La felicità esiste, certo, ma è una conquista. Ed è proprio in quest'ottica che il matrimonio, come gli altri traguardi della vita, deve essere inteso come il frutto di un cammino, spesso anche faticoso.

Per spiegare tale concetto, il Patriarca si è affidato alla pagina del Vangelo di Luca dedicata ai discepoli di Emmaus: anche loro, come ogni coppia di fidanzati, affrontano un viaggio di cui non conoscono l'esito. «I momenti di gioia saranno la maggioranza, ma se voi pensate che nella vostra vita non incontrerete delle difficoltà, non sposatevi. Ha fede – ha proseguito il Patriarca – chi ha superato le difficoltà del credere. La fede cresce quando noi siamo nella prova e così avviene anche nel matrimonio».

Ed è in questi momenti che sarebbe bene “navigare a vista”, «facendo ciò che è nelle nostre possibilità fare». Attraverso il capitolo 5 della Lettera agli Efesini, il Patriarca Francesco ha aggiunto: «Il sacramento è presenza di Gesù nella nostra vita. Quel sì che l'uomo e la donna dicono contiene il sì di Cristo alla Chiesa, un sì che rimane fedele fino alla croce».

Il Patriarca si è infine indicato la figura di Franz Jägerstätter, beatificato nel 2007, per rispondere alla situazione di una coppia già convivente e con un figlio. Dopo aver dato una svolta alla sua vita piuttosto sregolata grazie alla lettura della Bibbia, Franz dichiarò di non voler combattere al fianco di Hitler, rifiuto che gli costò la vita. «Io potrei entrare nel sacramento del matrimonio, dopo una convivenza ed una buona preparazione, con un'energia ed una volontà più forte degli altri. Un esempio commovente è proprio quello di Jägerstätter che ha avuto una vita impressionante dal punto di vista della coerenza e della ricchezza spirituale». L'incontro si è concluso con il rinnovo delle promesse battesimali, con la benedizione del Patriarca rivolta ai fidanzati e con la consegna di un piccolo dono realizzato dall'Associazione Serra Club.

Marta Gasparon


Tratto da GENTE VENETA, n.11/2017

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