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GENTE VENETA | Attualità | Archivio

Lunedi, 6 Marzo 2017

Non profit cattolico, assemblea a Padova. Il Governo: «Aiuti dal cinque per mille»


S

ono Elisabetta Elio, direttore generale di Pia Opera Ciccarelli, ed Ernesto Burattin, consigliere delegato di Opera Immacolata Concezione, i rappresentanti di Uneba Veneto nel consiglio nazionale di Uneba (www.uneba.it), associazione che raccoglie più di 800 strutture sociosanitarie, assistenziali, educative, quasi tutte non profit e di radici cattoliche, presenti in 17 regioni italiane (nella foto con il vescovo di Padova, mons, Claudio Cipolla).



Patrizia Scalabrin, di Opera Santa Maria della Carità, fa parte del Collegio dei revisori dei conti dell'associazione. L'elezione delle cariche associative interne è stata il passaggio conclusivo del XV Congresso nazionale Uneba che si è svolto da giovedì 2 a sabato 4 marzo all'Opera Immacolata Concezione di Padova.

Il congresso ha compreso al suo interno il convegno “L'attuazione della Riforma del Terzo Settore” dedicato ai decreti legislativi che il governo Gentiloni entro giugno deve emanare per concretizzare le indicazioni generali date dalla legge delega di riforma approvata dal precedente governo Renzi.

Di fronte a oltre 200 rappresentanti del non profit è intervenuto il sottosegretario alle politiche sociali Luigi Bobba, primo referente politico della riforma. ”Pensiamo di inserire – ha detto- una norma che richiede il coinvolgimento del Terzo Settore nella programmazione dei servizi. Per una sorta di 'Patto di sussidiarietà con l'amministrazione pubblica”.

Se così fosse, il legislatore coinvolgerebbe maggiormente chi come gli enti Uneba si occupa ogni giorno di gestire strutture per anziani, disabili, minori e altre fragilità nello stabilire le regole per quel settore.

“Stiamo ragionando, inoltre – ha detto Bobba - su come redistribuire quel 15% di risorse non optate del cinque per mille (in cui cioè il contribuente non ha indicato a che ente dare il cinque per mille dell'irpef). Anziché una redistribuzione proporzionale che privilegerebbe chi già ha di più, ipotizziamo di redistribuire solo a chi è sotto una certa soglia (di raccolta dal cinque per mille)”. Così si aiuterebbero soprattutto gli enti più piccoli.


Tratto da GENTE VENETA, n.10/2017

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