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GENTE VENETA | Diocesi | Archivio

Mercoledi, 1 Marzo 2017

Il Patriarca al Capitolo dei Cappuccini: «I cardini restano preghiera e distacco da tutti i beni»


«I

l mio augurio è che sappiate personalmente e nelle differenti Fraternità della Provincia tener desta l’immagine del “Cappuccino”, come la gente l’ha sempre percepito e amato, ossia un religioso che vive la preghiera nella totale povertà - il distaccato da tutti i beni - e vive il carisma di un Ordine fino in fondo e, proprio per questo, dice la freschezza e l’attualità del Vangelo secondo l’ideale di Francesco». E' l'augurio che il Patriarca rivolge ai francescani Cappuccini durante l'omelia della Messa celebrata martedì 28 febbraio nella chiesa del SS. Redentore, alla Giudecca, in occasione del Capitolo provinciale dei frati Minori Cappuccini.



Ricordando il valore che un Capitolo ha, in cui «si dà il governo nella sua forma più allargata dell’ascolto e della partecipazione», il Patriarca sottolinea come logica e stile di questo convenire siano propri della grande storia dei religiosi; tant'è che lo stesso «San Benedetto, il Patriarca del monachesimo occidentale, scrive al terzo capitolo della Regola che l’Abate si ricordi di “consultare tutta la comunità, perché spesso è proprio al più giovane che il Signore rivela la soluzione migliore”».

Mons. Moraglia ricorda poi il dna e i principi cardine dell'esperienza dei Cappuccini: «Fin dalle costituzioni del 1536, il fine a cui deve tendere la Fraternità Cappuccina è l’unione con Dio considerato “ottimo Padre”; tutti, quindi, devono tendere a Lui mirando alla trasformazione in Lui. In tal modo risulta decisiva l’intenzione di fare ogni cosa per amore di Dio e per la Sua gloria; e tale meta si raggiunge attraverso il dono della preghiera continua e, perseguendo, nello stesso momento, un vero e reale distacco da tutto, attraverso la virtù della povertà. La preghiera è così la strada quotidiana da percorrere e, attraverso di essa, ogni altra virtù viene nutrita; l’orazione interiore si protrae, a lungo e travalica il tempo ad essa destinato attraverso l’atteggiamento interiore».

«Insieme alla preghiera - continua il Patriarca - bisogna crescere nella virtù della povertà che libera da ogni possesso e consegna a Dio attraverso un “sì” detto in piena libertà. In tal modo il Frate e l’intera Fraternità Cappuccina diventano liberi, di fatto e di diritto, da ogni possesso chiedendo così, a se stessi e alla propria comunità, l’uso misurato e serio delle cose necessarie, sempre avendo presente la fragilità umana. Così la povertà occupa il posto centrale e viene considerata madre di tutte le virtù».


Tratto da GENTE VENETA, n.9/2017

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