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GENTE VENETA | Venezia e isole | Archivio

Venerdi, 24 Febbraio 2017

L'Ateneo San Basso sarà la nuova "porta " di San Marco


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a basilica di San Marco fa uno scatto sotto la protezione sorridente di Angelo Giuseppe Roncalli, Patriarca, Papa e santo. La prima tappa di un percorso di rinnovamento della fruizione della Cattedrale si fa, infatti, ponendo in maggiore evidenza il busto di Giovanni XXIII scolpito da Giacomo Manzù.

Sabato 18 febbraio il busto è stato spostato di pochi metri e collocato su una parete più illuminata, nel nartece di San Marco. Ma è, appunto, il primo passo di un percorso che, entro la fine del 2017, porterà significative novità. Grazie a cui si raggiungeranno tre obiettivi: il godimento pieno di una porzione importante della Basilica qual è il nartece; la razionalizzazione dei flussi dei visitatori; una maggiore sicurezza.



Il tutto conduce verso un quarto e più radicale obiettivo: far sì che la Cattedrale dei veneziani sia fruita meglio da chi vi entra per pregare e partecipare ad una liturgia. E capìta meglio da chi, non credente o “distratto”, vi potrà scorgere più distintamente il suo essere casa della preghiera e patrimonio della fede di tante generazioni.

Lo spostamento del busto di Roncalli, infatti, consentirà di realizzare, nei pressi dell'uscita che dà su piazzetta dei Leoncini, un bookshop nuovo e adeguato: «L'idea – spiega il Primo Procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin – è di sostituire la vecchia bancarella, posizionata verso la facciata ovest, con un contenitore dignitoso, che offra un assortimento più vasto e di maggiore qualità rispetto ad oggi. E in questo modo facciamo un primo passo per liberare e valorizzare il nartece».

L'atrio della Basilica, con la sua luce soffusa e i suoi mosaici che raccontano episodi della Genesi, potrà così essere maggiormente goduto dai visitatori, distratti oggi dai numerosi ingressi in Basilica, dalla vecchia bancarella, appunto, e perfino dalle passerelle contro l'acqua alta. Passerelle necessarie, ma che non fanno bella vista di sé.

«Oggi si rischia di non guardare neppure in alto, di non scorgere l'arte e neppure le testimonianze della fede», prosegue Tesserin: «Anche per le passerelle, perciò, stiamo pensando una novità. Vogliamo realizzarne un modello diverso, snello, di ingombro ridotto, che siano facilmente impilabili e poco impattanti».

Tanto più che, a breve, potrebbero essere usate molto di meno. Va avanti, infatti, il progetto che dovrebbe preservare San Marco dalle acque alte “modeste”. Il pavimento della Basilica, infatti, è fra i punti più bassi della città: già con una marea di 65 centimetri sopra il livello del medio mare comincia ad allagarsi. Il che significa che duecento volte all'anno, mediamente, l'acqua entra in Cattedrale. Troppe.



E non sarà il Mose (che interverrà dai 110 centimetri) a salvare da queste acque alte. Perciò la Procuratoria ha progettato un intervento, grazie al quale San Marco sarà protetta dalla marea almeno fino ai 90 centimetri.

L'iter verso l'intervento, in collaborazione con l'ex Magistrato alle Acque, sta facendo passi avanti: «Ringrazio vivamente tutti i tecnici che vi stanno lavorando – precisa il Primo Procuratore – e in particolare l'ing. Linetti».
Il nartece valorizzato in questo modo sarà poi ancor più godibile nel momento in cui, tra pochi mesi, verranno ridotti a due i tre attuali percorsi di visita: verranno infatti unificati quello per la visita alla Pala d'Oro e quello per la visita al Tesoro.

Rimarranno distinti l'accesso per il Museo di San Marco e quello per la visita d'insieme alla Basilica. Ma l'obiettivo complessivo è di ridurre code e attese, migliorando la fruibilità generale. «Per questo – continua Carlo Alberto Tesserin – contiamo di far sì che tutti i visitatori passino prima per un unico punto di accoglienza: l'Ateneo San Basso».

La sala che dà su Piazzetta dei Leoncini sta per diventare, da un lato, un deposito molto più organizzato di quanto non sia oggi. Tutti i visitatori presto vi potranno lasciare zaini e qualsiasi altro bagaglio (che è vietato introdurre in Basilica) dentro ad armadietti dotati di chiave.



Tutti, inoltre, passeranno per San Basso per dotarsi di un biglietto. Sarà uno strumento per controllare meglio i flussi. «Ma anche – sottolinea Tesserin – per ridurre al minimo le attese inutili. A San Basso si potrà sapere, sui display, in tempo reale, quanto tempo d'attesa c'è. Di conseguenza, si potrà prenotare l'orario di visita, tornando nel momento più opportuno».

Centralizzato a San Basso sarà anche il controllo di sicurezza. E' il terzo obiettivo di questo processo di rinnovamento. Un sistema di telecamere è già stato installato e i tornelli, che verranno posti agli ingressi, consentiranno anche un discreto ma efficace controllo di tutti i visitatori. Con un impatto ben inferiore ai metal detector, ma con risultati almeno pari.

Così, alla fine, anche una sosta dinanzi al Signore, o una riflessione su ciò che la fede dei veneziani ha espresso nei secoli avverrà in condizioni migliori.

Giorgio Malavasi


Tratto da GENTE VENETA, n.7/2017

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