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Mercoledi, 15 Febbraio 2017

Crisi del mais, Guidi (Confagricoltura): «Non abbandoniamolo, usiamo l'agricoltura di precisione»


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l mais italiano? Figlio di un dio minore, che va difeso e fatto crescere, non abbandonato. E' il parere di Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura.

Guidi è a Cavarzere, giovedì 16, per un convegno promosso da Confagricoltura Venezia. Al centro proprio il recupero di uno spazio alla coltivazione del mais: «Lo abbiamo abbandonato – afferma Guidi - e quindi faccio mea culpa come organizzazione. Questo tipo di coltivazione è e resta la base su cui poggia tutta la nostra agricoltura. E lo dico avendo un'azienda che produce mais e grano in adeguate superfici».



Il fatto è che il settore soffre: importazioni in gran quantità dall'estero, a prezzi molto bassi, e problemi colturali nostrani ne minano la sopravvivenza. «E' vero – riprende Guidi - è mancata la politica di settore, perché ci siamo concentrati sui prodotti doc, igp, a marchio o a chilometri zero. Che è una politica corretta, ma avremmo dovuto dedicare attenzione anche alla maiscoltura».

La questione di fondo riguarda il mais prodotto per l'alimentazione del bestiame, cioè la stragrande parte del granoturco coltivato in Italia. E a 15-17 euro al quintale, qual è il suo valore di mercato oggi, e con il problema diffuso delle tossine che lo contaminano, non consente agli agricoltori di recuperare neppure i costi sostenuti.

«La soluzione – ritiene il presidente di Confagricoltura – sta nell'incremento delle rese, in cui siamo estremamente deficitari. È evidente che la valorizzazione del mais non Ogm non ha portato da nessuna parte. Non stiamo ottenendo risultati migliori, trattenendoci dall'introdurre l'Ogm. A volte, anzi, il mais di importazione – pressoché tutto Ogm - spunta un prezzo superiore, perché è più esente da micotossine rispetto al nostro. Coltivare Ogm è per me la strada; una strada che avvantaggerebbe più le piccole che le grandi aziende, perché le grande possono già oggi dotarsi di strumentazione tecnica adeguata, mentre le piccole non ce la fanno e trarrebbero benefici per prime, invece, da un mais che si autodifende».

Ma oltre a ciò, ci sono altre armi utilizzabili: «Per esempio l'agricoltura di precisione. Cioè tecniche di concimazione localizzata alla semina, con fertilizzanti fosfo-azotati; oppure l'applicazione sempre localizzata di insetticidi alla semina, in bassa concentrazione... Dobbiamo aiutare le imprese a dotarsi delle più moderne tecnologie per non sprecare l'azoto. E questa sarebbe una grande cosa anche per l'ambiente, che ne avrebbe vantaggio senza ridurre la nostra capacità produttiva e competitiva».

Fino ad oggi, invece, conclude Mario Guidi, «l'approccio usato è stato quello del divieto. Ma con i divieti non otteniamo i risultati di avere sostenibilità ambientale, sociale ed economica. E senza sostenibilità economica delle aziende agricole non si può avere sostenibilità ambientale, perché le aziende agricole chiudono oppure cercano scappatoie, violando le norme. Per fortuna, anche in sede europea, si comincia a capire questi argomenti. E l'idea di una nuova politica agricola, per gli anni Venti, sta attecchendo».

Giorgio Malavasi
Tratto da GENTE VENETA, n.7/2017

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