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GENTE VENETA | Attualità | Archivio

Venerdi, 10 Febbraio 2017

Tratta delle donne, il Patriarca: «Il mercimonio di chi non è libero è violenza»


«C

ome cittadini non possiamo fare finta di non vedere quel che succede sui marciapiedi di certi quartieri. La libertà esercitata nei confronti di chi non è libero è una grave colpa e un grave peccato. Il mercimonio del corpo di chi non è libero è violenza».

L'ha sottolineato il Patriarca Francesco Moraglia, mercoledì 8 a Verona, durante la veglia di preghiera nella chiesa di San Zeno (nella foto), organizzata dalla comunità papa Giovanni XXIII e dalla diocesi veronese per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni contro la tratta delle donne e delle bambine.



«Per capire che non c'è libertà in questa compravendita del corpo – ha continuato mons. Moraglia - bastano le testimonianze delle donne, la depressione di molte di loro, gli attacchi di panico, la dissociazione...: sono gli stessi sintomi di chi torna dopo aver combattuto una guerra. Molte di loro sono donne devastate, bombardate dalla banalità di chi le sfrutta».

Alla veglia, cui hanno partecipato anche mons. Giuseppe Zenti, vescovo di Verona, mons. Pierantonio Pavanello, vescovo di Adria-Rovigo, e mons. Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, è stata associata anche una fiaccolata per le vie di Verona. La fiaccolata è stata promossa in occasione della memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita – che si ricordava proprio mercoledì 8 - che fu resa schiava all’età di 7 anni ed è oggi simbolo di riscatto per le vittime di tratta.

«Dobbiamo superare – ha detto ancora il Patriarca – la cultura dell'indifferenza e dell'individualismo. Dobbiamo riscoprire l'insegnamento del Vangelo sull'uomo e sulle relazioni umane. Dobbiamo essere capaci di una proposta culturale, affinché la nostra società abbia buone leggi che vadano oltre l'ipocrisia di chi dice che queste donne, il cui corpo viene comprato, sono libere».

Giorgio Malavasi
Tratto da GENTE VENETA, n.6/2017

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