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GENTE VENETA | Mestre | Archivio

Venerdi, 10 Febbraio 2017

Volontariato, Brunello: per avere contributi bisogna innovare


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er una porta che si chiude un'altra se ne apre. La pensa così, con l'ottimismo della volontà, Giorgio Brunello, presidente del Centro di servizio per il volontariato della provincia di Venezia.

La porta che si chiude – o almeno si socchiude – è quella dell'erogazione di fondi da parte delle Fondazioni delle Casse di Risparmio. Quest'anno sono stati resi disponibili, tramite due bandi, 280mila euro (180mila con il primo e 100mila con il secondo). Cioè quasi metà dei 540 mila euro resi disponibili l'anno passato.



«La riduzione è molto significativa», commenta Brunello: «E c'è quindi, anche da parte nostra, una preoccupazione per gli anni prossimi e una maggiore prudenza nell'utilizzare i fondi disponibili».

Però c'è un'altra porta che si apre. La differenza è che bisogna cercarla e poi spingere: «Stiamo aspettando il via libera per un finanziamento che, a livello regionale, metterà a disposizione un milione di euro. Il contributo è legato ad un progetto di rigenerazione urbana e noi di Venezia saremo capofila per il Veneto».

Bisogna darsi da fare, insomma, e non aspettare più che arrivino dei quattrini stabilmente, come accadeva una volta. «E' per questo – precisa il presidente del Csv – che stiamo strutturando diversamente il Centro: vogliamo occuparci di progettazione regionale, nazionale ed europea. Abbiamo assunto due persone su questa linea, affinché facciano progettazione».

Bisogna, insomma, sempre più inventarsi le cose da fare, sulla base dei bisogni sociali, e concorrere con progetti buoni per vincere un sostegno economico. Un salto di qualità per il volontariato: «Nel Veneziano – riprende Brunello - vogliamo fare sviluppo sociale, nell'ambito a noi più caro che è l'inclusione sociale. Vogliamo esercitare un ruolo in questo ambito. Anche perché non c'è nessuno che, a livello metropolitano, si occupi di queste materie, visto che la città metropolitana deve ancora realmente partire».

Giorgio Malavasi


Tratto da GENTE VENETA, n.4/2017

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