Commenti articolo Segnala pagina Stampa pagina Crea PDF pagina | Segnala su OKNotizie | Share Condividi
GENTE VENETA | Opinioni | Archivio

Lunedi, 6 Febbraio 2017

Tre tappe per una nuova Mestre


N

on era scontato: c'era parecchia gente, martedì 31 al Laurentianum per il dibattito su Mestre verticale, cioè sui grattacieli che presto, forse, saranno costruiti. Tante persone che esprimevano passione civile e che hanno avviato un cammino. Gente Veneta, la Fondazione del Duomo e l'Istituto di cultura Laurentianum – insieme alle le realtà del mondo ecclesiale che aderiranno – vogliono esserne un agevolatore. Un cammino in tre tappe.



La prima: incontrarsi. Se ci si incontra si dialoga. E se si dialoga maturano idee. Chi si isola, al contrario, è come se spegnesse un circuito di energia: fa male a se stesso e agli altri. E il sonno della ragione – ricordiamocelo - genera mostri.

Se incontri l'altro, puoi anche maturare su di lui un giudizio perplesso o negativo; ma bisogna essere scemi per non capire che un lavoro di squadra e la collaborazione sono più vantaggiosi. Seconda tappa: servono soluzioni, non problemi. E' un tarlo troppo spesso presente quello di aver mente lucida e fervida nell'individuare problemi ed errori, e mente pigra nell'individuare soluzioni. Educarsi a pensare le soluzioni, rigettando il sottile fascino del rincorrere problemi e colpe, è un esercizio faticoso. Ma ne vale la pena.

Terza tappa: puntare alla qualità. Chi disegna la città di domani non può volare basso. Deve progettare un luogo in ci si possano vivere le migliori relazioni umane, in cui sia più efficace lavorare, l'ambiente sia ottimale, cultura e spiritualità si coltivino al meglio. Per questo non si può che partire dal centro di Mestre: dal suo cono d'ombra, l'ex Umberto I, e dai quartieri che invecchiano. E ha ragione l'assessore De Martin nel dire che la riqualificazione dei condomini anni '60 e '70 si scontra con il frazionamento delle proprietà. Ma non si può gettare la spugna: le migliori volontà e i migliori cervelli non possono che fare quadrato con l'amministrazione per trovare una strada.

Anche perché puntare sulla qualità, secondo noi, vuol dire ben altro che dare nuovo spazio ai centri commerciali di periferia. La città e la vita non possono dipendere da logiche mercantili, pena lo scadimento. Le cattedrali delle compere non devono essere il substrato della vita nostra e dei nostri figli. Vogliamo di meglio.

Giorgio Malavasi
Tratto da GENTE VENETA, n.5/2017

Inizio   Segnala paginaSegnala   Stampa   PDF