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GENTE VENETA | Riviera | Archivio

Domenica, 5 Febbraio 2017

Da S. Maria Maddalena di Oriago a Codiverno, per meditare la sosta e l'attesa


L

a sosta e l'attesa: è il tema del presepe vivente di Codiverno vicino a Vigonza, visitato da una folta comitiva della parrocchia di Santa Maria Maddalena di Oriago.

Arrivati con due pullman – come si legge nel testo di Elda Gasparini, pubblicato dal foglio parrocchiale di Santa Maria Maddalena – i parrocchiani oriaghesi hanno assistito alla rappresentazione, giunta alla ventesima edizione.



«Il Presepe vivente è un invito a fermarsi per meditare sia sulle attese che hanno caratterizzato in passato la storia della Salvezza (i Profeti che annunciano il Messia, Maria e Giuseppe che aspettano Gesù, i discepoli che attendono il Maestro…) sia su quelle che si profilano oggi nella nostra realtà personale e comunitaria, legate soprattutto all’urgenza di individuare nuove vie di rinnovamento interiore e di crescita umana e spirituale».

«Guidati dalle spiegazioni di alcune volontarie del posto, ci siamo immersi nel lungo percorso del Presepe vivente, animato da decine di figuranti che proponevano scene dell’Antico e del Nuovo Testamento intrecciate a “quadri” di antichi mestieri».



Infine una visita al santuario di S. Leopoldo Mandić, a Padova. Uno dei frati cappuccini dell’annesso convento ci ha accolti in una grande sala-teatro, dove, con amabile eloquio, ci ha presentato i tratti fondamentali della figura del Santo. In un clima di raccolto silenzio, abbiamo poi visitato la chiesa e gli ambienti attigui, fra i quali la cappella con l’urna sepolcrale di Padre Leopoldo e la cella-confessionale in cui egli accoglieva i penitenti. La Provvidenza ha voluto che le spoglie fossero ancora visibili per il prolungarsi dell’ostensione straordinaria decisa in occasione dell’Anno Giubilare da poco terminato: presto, infatti, saranno nuovamente celate alla vista dei devoti. Davanti ai resti mortali di quest’umile e grande testimone della misericordia Dio, ognuno di noi si è brevemente trattenuto in preghiera, in un’ultima intensa sosta prima del ritorno a casa».


Tratto da GENTE VENETA, n.5/2017

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