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GENTE VENETA | Primo Piano | Archivio

Domenica, 22 Gennaio 2017

Il Patriarca al Giubileo dei Domenicani: «Carità, verità e contemplazione: tre punti fermi»


«I

l peccato è tradimento dell’amore e della verità, ossia tradimento di Dio. Occorre temere di più Dio e meno gli uomini. Saremo più liberi. Forse daremo fastidio a qualcuno, ma assaporeremo la pace della coscienza. Dio va temuto solo perché potremmo perderlo, gli uomini - che vanno sempre amati e accolti - li dobbiamo temere solo se ci allontanano da Dio».

E' uno dei passaggi centrali dell'omelia pronunciata sabato 21 dal Patriarca Francesco nel Santuario S. Maria del Sasso a Bibbiena, in provincia di Arezzo, durante la Messa con cui è concluso il Giubileo dell'ordine domenicano. L'anno giubilare Domenicano si è chiuso ad 800 anni esatti di distanza dal 21 gennaio 1217, giorno in cui san Domenico riceveva da Papa Onorio III la bolla Gratiarum omnium largitori con cui, per la prima volta, si menzionava l’ordine dei Predicatori.



Mons. Moraglia ha sottolineato il valore basilare del binomio inscindibile “carità e verità”: «Il binomio carità/verità contiene il seme ed è la radice di ogni opera di misericordia. Esse sono il concreto cammino di una fede che vuol essere amica dell’uomo e desidera percorrere la strada dell’amore e della verità, non sfuggendo ai solchi quotidiani dell’esistenza ed inserendoci con questo spirito in ogni ambito di vita, personale e comunitario».

«Le multiformi opere di misericordia – ha proseguito il Patriarca - obbediscono al realismo di una fede che, in modo reale, entra nella storia ed è in dialogo con le ferite degli uomini e delle donne della società in cui viviamo e del nostro tempo».

Mons. Moraglia ha inoltre messo in evidenza il valore fondante della contemplazione nella vita del credente, e in speciale modo, nell'esperienza domenicana: «Non va dimenticato il carattere speciale che la contemplazione - sorgente e riferimento di ogni vera azione apostolica - ha, da subito, assunto nella vita di san Domenico e di questa Famiglia religiosa, in spirito di fedeltà alla felice formula di san Tommaso: “contemplari et contemplata aliis tradere”. “La vita propria dell’Ordine - è scritto nella Costituzione fondamentale domenicana - è l’autentica vita apostolica: una vita in cui la predicazione e l’insegnamento sgorgano dall’abbondanza della contemplazione” (Liber Constit., n. 1, IV). Proprio l’abbondanza e la pienezza della contemplazione sono compito e vocazione che voi Domenicani siete chiamati a vivere con fedeltà quotidiana e a ridonare continuamente, con i suoi molteplici frutti, alla Chiesa e al mondo».

«La contemplazione – ha concluso - diventa sempre un dono di sapienza da condividere: è il dono che ci dà il gusto delle cose di Dio, il gusto di Dio. E questo si ottiene stando di fronte a Lui, pregando molto - continuamente, ci ricorda il Vangelo - dando tempo a Dio nella nostra vita. Il dramma di molti uomini, di molte donne, anche di molti religiosi e di molti ecclesiastici è non avere più tempo per Dio».


Tratto da GENTE VENETA, n.3/2017

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