Commenti articolo Segnala pagina Stampa pagina Crea PDF pagina | Segnala su OKNotizie | Share Condividi
GENTE VENETA | Diocesi | Archivio

Sabato, 21 Gennaio 2017

Settimana ecumenica, il Patriarca: «Ci unisce il Cristo crocifisso»


«S

olo il Cristo crocifisso è capace di rispondere alle domande di un’umanità che, a sua volta, è fatta di uomini e donne crocifissi a causa della loro storia di peccato, d’ingiustizia e prevaricazione. Solo Lui, il Cristo crocifisso, è in grado di rispondere ai gemiti e agli aneliti più profondi di questa umanità crocifissa al proprio peccato. Solamente nel Cristo crocifisso noi abbiamo la risposta alle domande che s’innalzano da tutte le generazioni, nei momenti più drammatici della storia, e soprattutto quando gli uomini e le donne si pongono le domande sulla sofferenza, sull’ingiustizia e sulla morte».

Lo ha sottolineato il Patriarca nella meditazione pronunciata nel tardo pomeriggio di venerdì 20 gennaio in basilica di San Marco, durante uno dei tredici momenti di preghiera che caratterizzano la Settimana per l'unità dei cristiani promossa dal Consiglio locale delle Chiese cristiane a Venezia.



Mons. Moraglia ha ricordato i 500 anni della Riforma luterana: «La fede cristiana si esprime nella theologia crucis in cui il Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo riconciliano il mondo; l’annuncio nel dono gratuito di Dio - la grazia - è il fulcro della predicazione di Lutero. Con il padre della Riforma possiamo dire quindi che al centro del Nuovo Testamento sta proprio la Croce e che, in ogni epoca, tempo e cultura, la Croce rimarrà sempre il “caso serio” del cristianesimo da cui dobbiamo continuamente partire e rimanere fedeli».

La teologia della croce riconduce l'uomo alla sua finita condizione: «L’uomo col suo sapere – rimarca il vescovo di Venezia - non deve dar la scalata a Dio; il sapere del mondo non è, infatti, il sapere di Dio. Il sapere di una ragione concentrata su di sé non è il sapere della fede che è, appunto, la sapientia crucis come ripete l’Apostolo all’inizio della lettera ai Corinti. Anche qui teologia cattolica e teologia della riforma possono reciprocamente fecondarsi dialogando, secondo le loro specificità, per oltrepassare le unilateralità sempre possibili».

Ed è la vita, con le sue gioie ma anche con le sue, a volte, terribili fatiche e ingiustizie, a consentire di leggere, in filigrana e nell'ascolto, ciò che è vero e che unisce: «Quando il malvagio ha il sopravvento sul giusto, quando la morte uccide la vita – ha concluso il Patriarca - allora ci poniamo queste domande, non come si trattasse di questioni filosofiche di tipo teorico-speculativo, ma come le ferite sanguinanti della nostra stessa carne o che vediamo aprirsi nella carne delle persone che sono a noi più care. Sì, la theologia crucis ci consegna la realtà cruda ma realissima del Dio crocifisso, nell’umanità di Cristo, che le nostre Chiese e comunità incontrano - come loro Salvatore - solo per grazia, nella fede».


Tratto da GENTE VENETA, n.3/2017

Inizio   Segnala paginaSegnala   Stampa   PDF