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GENTE VENETA | Litorale | Archivio

Lunedi, 16 Gennaio 2017

Sos dalla scuola materna di Stretti: «Tanti servizi di qualità, poche iscrizioni»


«I

l rischio che corriamo è che nel prossimo futuro la scuola possa chiudere per mancanza di iscrizioni». E’ il commento laconico di Vania Boem, a descrivere lo stato di difficoltà in cui versa la scuola dell’infanzia Arturo Spisani di Stretti di Eraclea. Lei, così come altri membri del Consiglio di Gestione dell’istituto sono nati e cresciuti in questa frazione dell’eracleense e hanno frequentato la Spisani. Dopo di loro tra i corridoi e le stanze della materna sono passati anche i loro figli, ma da qualche tempo il calo delle nascite e la crisi si stanno facendo sentire, minando la sopravvivenza della scuola.



«Ad oggi la materna conta 33 bambini - ci spiega Vania, segretaria dell’istituto - tra i tre e i cinque anni, suddivisi in due sezioni e tra questi c’è anche un bimbo con disabilità. Lo scorso anno gli iscritti erano 41. Le previsioni per il prossimo anno, che arrivano dall’ufficio anagrafe del Comune, non sono incoraggianti e ci portano a credere che gli iscritti oscilleranno tra i 20 e i 22. Questo significa, se i numeri saranno confermati, che perderemo una sezione e oltre all’insegnante di sostegno, anche una delle due insegnanti di ruolo».
E’ un momento complicato per la scuola, di ispirazione cattolica, che oggi è in grado di accogliere fino a 50 bambini e fino a qualche anno fa raggiungeva tra i 40 e i 45 partecipanti ogni anno. Con i numeri previsti per il 2017 è ancora possibile tenere aperto l’istituto, malgrado le difficoltà, ma se gli iscritti dovessero aggirarsi introno alla quindicina, il Consiglio si troverebbe a dover decidere se valga la pena proseguire, anche economicamente, l’attività.

«E’ una situazione difficile» aggiunge ancora Vania. «Se fino a tre o quattro anni fa potevamo contare su una media di 15 nuovi bambini ogni anno, adesso questo numero oscilla tra i sette e gli otto. Minori ingressi significa minori introiti dalle rette e con la perdita di una sezione su due, vediamo dimezzati anche i contributi pubblici, mentre i nostri costi fissi per luce, riscaldamento, assicurazione e stipendi restano più o meno invariati».

La scuola materna Spisani, malgrado le sue difficoltà può contare su un servizio non indifferente.
«Qui è presente uno psicologo interno - ci spiega Chiara Sartori, una delle insegnanti e coordinatrice - che garantisce un primo “screening” comportamentale dei bambini medio grandi, che poi torna utile sia alle famiglie che alle scuole elementari. Attività extracurricolari come i laboratori di musicoterapia, psicomotricità, biblioteca e da gennaio quello di inglese. C’è il “progetto mare” che viene garantito per tutto il mese di giugno e prevede il trasferimento dell’intera attività scolastica giornaliera in una colonia di Caorle. Ci sono poi diverse collaborazioni sia con la polizia locale e la casa di riposo di Eraclea».

Ci sono poi alcuni punti di forza della Spisani che la rendono un po’ unica nel territorio. La presenza delle suore, che qui danno un aiuto, permette alla struttura di aprire un quarto d’ora o una mezz’ora prima del consueto orario, facilitando i genitori che hanno impegni di lavoro. Le stesse suore garantiscono poi l’insegnamento della religione e la scuola può contare poi su un dormitorio e una mensa interne.



«Per cercare di salvare la scuola e i servizi che offre - riprende poi Vania - ci siamo rivolti anche al Comune. Abbiamo chiesto una revisione dello stradario per consentire al pulmino di raggiungere quelle frazioni più piccole come Ca’ Turcata o Valcasoni, che sono più vicine a Stretti e agevolare le famiglie a portare i bambini qui piuttosto che in altre località più distanti, ma questo non è stato possibile. Abbiamo provato anche a creare delle attività alternative il sabato mattina sempre per facilitare genitori che lavorano, ma non c’è stato riscontro».

«La speranza che abbiamo - dice poi Simone Lessi, un altro dei genitori-consiglieri della scuola - è che il passaparola delle famiglie che hanno mandato i loro figli qui e che hanno visto la bontà dei progetti educativi, diventi uno strumento per incentivare le famiglie a mandare i lori figli qui. Noi qui ci siamo passati e prima di noi i nostri genitori che hanno fisicamente costruito questi muri e abbiamo il compito di portare avanti questa eredità».

«Abbiamo poi - soggiunge Massimo Antoniazzi - anche una responsabilità verso il paese. Questa scuola è stata il primo punto di riferimento e di aggregazione della frazione. Forse ancor più della parrocchia, questo ha creato legami tra generazioni, è qualcosa che appartiene alla nostra comunità e sentiamo forte il dovere di preservarlo”.

Pierpaolo Biral


Tratto da GENTE VENETA, n.1/2017

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