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GENTE VENETA | Mestre | Archivio

Venerdi, 13 Gennaio 2017

Le suore indiane: «Felici di essere missionarie a Mestre»


S

uor Sandhya (il suo nome, in lingua hindi, significa tramonto) e suor Anupa (arcangelo Michele), delle Figlie di Sant’Anna, sono arrivate da poco nella parrocchia di Santa Maria Goretti in Mestre. Vengono dall’India.
Una volta eravamo noi dell’Europa a partire in missione. Ora vengono loro “in missione” in Italia. Insomma è “la missione di ritorno”.



Perché avete scelto di diventare suore, che cosa vi ha spinto e chi vi ha aiutato in questo cammino?
I nostri genitori sono cattolici. Fin da piccole ci piaceva diventare suore. Avevamo visto quelle che poi sarebbero diventate nostre consorelle che lavoravano in parrocchia. Ci sembravano degli angeli. Io - dice suor Sandhya - ho avuto questo desiderio forte nel giorno di Pentecoste. Mi sentivo felice e così ho deciso di diventare suora e di servire il Signore. Invece io - aggiunge suor Anupa - ho studiato dalle suore. Ho visto come pregavano e lavoravano. In questa nostra scelta siamo state incoraggiate dai nostri genitori.

Tanti anni fa i missionari sono venuti in India, come san Francesco Saverio; ora voi venite in Italia. Che cosa vuol dire tutto ciò per voi?
E’ vero, le suore sono venute da noi, le abbiamo viste lavorare e così anche noi, piano piano, abbiamo capito le necessità della Chiesa. Dovevamo restituire in qualche modo il servizio ricevuto. E’ proprio vero che si è missionari dappertutto. La nostra fondatrice, Madre Bernardette Prasad Kispotta, ha detto: “Come i missionari sono venuti ad aiutarci, perché io non posso andare ad aiutare in Italia?”. E così ora siamo felici di essere qui in mezzo a voi.

Come vivete la missione nella parrocchia di santa Maria Goretti? Come vi sentite missionarie?
Qui facciamo diversi servizi: nella scuola materna, nel catechismo, nella preghiera. Vediamo che la gente è contenta, anche i bambini. Ci hanno accolte bene e ci hanno messo a disposizione la casa. Allora noi, con il sorriso, vogliamo rendere contente le persone. Ognuno dà quello che ha per aiutare gli altri ad affrontare le proprie difficoltà. Ci dicono: “Siete luce per noi”. Ci sentiamo veramente a casa nostra.

p. Oliviero Ferro


Tratto da GENTE VENETA, n.1/2017

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