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GENTE VENETA | Primo Piano | Archivio

Venerdi, 13 Gennaio 2017

Teresa Scantamburlo: «L'Azione cattolica domani? Si coinvolga di più nel dibattito pubblico»


«A

bbiamo dedicato questi anni alla formazione, a costruire uno stile di vita nell’associazione e all’impegno pastorale. Adesso dobbiamo recuperare spazio per l’impegno civile, dobbiamo abituarci a esprimere un giudizio cristiano sui fatti concreti della vita quotidiana. Insomma, dobbiamo coinvolgerci di più nel dibattito pubblico, affinché diventi un'esperienza ordinaria».
E' il bilancio, ma anche lo sguardo in prospettiva di Teresa Scantamburlo, presidente uscente dell'Azione cattolica veneziana. Siamo alla vigilia di un appuntamento importante, l'Assemblea elettiva dell'associazione, che si terrà domenica 15 al Centro Urbani.
Per la presidente, ma anche per i 1040 iscritti, presenti in 21 parrocchie – e per tutta la Chiesa diocesana, che da sempre ha nell'Ac un sostegno prezioso – è il momento di fare il punto. E di guardare al domani.



Qual è l'aspetto più vitale e attraente, oggi, dell'Ac?
E' un mix di dimensione associativa e formativa. E' la possibilità di fare esperienza di un ambiente in cui adulti, giovani e ragazzi crescono con la tensione a vivere il Vangelo nella vita quotidiana, con spirito attento a ciò che succede nel mondo e con forte sensibilità e attaccamento alla Chiesa locale. Per me questo cocktail è vitale.
Dove lo si è sperimentato maggiormente?
Nel lavoro che abbiamo fatto a livello di presidenza e di consiglio di Ac, dove ci sono adulti ed educatori, ma anche chi rappresenta i più piccoli fra gli iscritti. Abbiamo lavorato in un clima di fraternità, amicizia e sostegno reciproco, nonostante le difficoltà. È stato bello vivere assieme l'esperienza di chi si è sposato, di chi ha avuto figli, di chi ha perso il lavoro e si è messo in gioco per aprire nuove strade... Abbiamo condiviso un'esperienza di vita, di fede e di servizio alla Chiesa locale tenendo assieme tutte le associazioni parrocchiali, in un percorso il più possibile comune
Uno stile di Azione cattolica, dunque. In che cosa consiste precisamente?
In uno stile di familiarità, fatto di accoglienza, di dialogo e di confronto. E di servizio per la nostra Chiesa, con corresponsabilità tra di noi e accanto ai nostri sacerdoti.
Cosa vuol dire corresponsabilità?
Vuol dire fare un discernimento insieme. Non c'è un leader carismatico in associazione, c'è una condivisione. Tutti siamo chiamati, tutti possiamo dare qualcosa: pur nelle diversità ci riconosciamo in qualcosa di più grande, che non è il carisma di un singolo.



Questo stile di Ac dice qualcosa alla comunità civile?
Certamente sì. E' proprio una differenza di stile, che secondo noi non è cosa da poco, è anche sostanza. Troppo spesso, nella società civile, si sente il bisogno di una personalità che risolva tutto, che sia “la” guida. Noi cerchiamo invece di mostrare con la nostra esperienza che è più utile condividere, maturare insieme, non delegare tutto ad uno. E' il risultato di una maturazione delle coscienze, che è uno degli obiettivi specifici del cammino in Ac. E' più facile mettersi in bocca le parole di qualcun altro; è più difficile discernere quello che si ha nel cuore, essere adulti sul serio nella fede e nella vita.
E' un'alternativa a certi modelli oggi molto diffusi?
Penso di sì. Tra individualismo sfrenato e logica del gregge - il clima attuale non aiuta di certo – lo stile di Ac è un'alternativa.
Perciò...?
Perciò vedo opportuno che, oltre ad impegnare tante energie e passione nella formazione delle coscienze e nell'attività pastorale, l'Azione cattolica torni a volgere la propria attenzione alla vita civile. E' una dimensione da recuperare e da rendere ordinaria.

Giorgio Malavasi


Tratto da GENTE VENETA, n.2/2017

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