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GENTE VENETA | Attualità | Archivio

Venerdi, 3 Giugno 2016

Caritas: povertà ovunque e trasversale, è l'effetto della crisi


A

dispetto della crisi, che sembra ormai alle spalle, aumenta il numero dei poveri in Veneto e in Italia. E con essi è in crescita il numero di persone che si rivolgono alla Caritas.

Il dato, emerso all’incontro degli operatori della Caritas veneziana del 14 maggio presso Casa Cardinale Urbani di Zelarino, è il sunto della relazione “Povertà e marginalità: la situazione nel territorio del Nord-Est” di Alessandro Sovera, responsabile dell’Osservatorio povertà e risorse e dell’Area interventi sostegno finanziario per Caritas Rovigo e redattore del Dossier Statistico dell’Immigrazione per il Veneto. Agli “Stati Generali” della Caritas veneziana erano presenti anche il direttore della Caritas veneziana Stefano Enzo e don Dino Pistolato, oltre a diversi rappresentanti di realtà della Diocesi che hanno portato la loro testimonianza in merito all’aiuto prestato ai bisognosi.



I numeri.
I nuovi “utenti” della Caritas – da gennaio 2015 a oggi – sono 7.154 in Veneto e 11.072 nel Nord-Est. Coloro che già in passato avevano usufruito dei servizi Caritas sono 6.498 in Veneto e 9.684 nel Nord-Est; in particolare quelli già venuti entro i tre anni precedenti sono 4.273 in Veneto e 6.026 nel Nord-Est. Mentre quelli oltre i tre anni sono 2.225 in Veneto e 3.658 nel Nord-Est: «Questo significa – spiega Sovera – che c’è un numero consistente di soggetti che nel lungo termine non riesce a uscire dall’indigenza».

Guardando i dati dal punto di vista della suddivisione di genere, sempre nel medesimo periodo, in Veneto i maschi sono 6.997 e le femmine 6.655. Quanto alla cittadinanza – dato di tutto il Nord-Est – si contano 6.526 italiani e 14.230 stranieri. Relativamente alle ragioni per cui le persone si rivolgono alla Caritas, si tratta di motivazioni economiche nel 38,54% dei casi, lavorative nel 20,76%, di salute nel 13,34%, abitative nell’11,15%, familiari nel 5,33%, di immigrazione nel 3,15%, di istruzione nell’1,88%, motivi di giustizia nell’1,54%, psicosociali nell’1,28%, per questioni derivanti da una qualche dipendenza nell’1,40%, disabilità nello 0,59%.

Allarme persone sole.
La Caritas ha rilevato anche che, in percentuale, la quota di italiani single, separati, divorziati o vedovi è molto più alta rispetto a quella degli stranieri, il che lascia supporre una più diffusa fragilità relativa all'ambito famigliare. Questo dato, inotre, conferma la tesi che eleva la famiglia ad agenzia primaria di welfare, almeno per gli italiani; e ancora tra gli italiani esiste una fascia critica tra i 40 e i 60 anni, soprattutto per i maschi, durante la quale l’accesso alla Caritas incide maggiormente. Emerge poi che l'avere figli rappresenta un ulteriore fattore, dato che le coppie con prole sono nettamente più in difficoltà di quelle senza; e da due figli in su la situazione diventa davvero pesante.

La crisi ha esteso la povertà.
«Ciò che si ricava da questi dati – precisa Sovera – è che la recessione economica ha esteso la povertà: infatti ora non colpisce più solo l’Italia meridionale o alcune zone degradate, ma è ovunque. Ed è trasversale: coinvolge giovani e anziani, ma anche famiglie con figli, soprattutto da due in su. Inoltre, mentre prima la povertà riguardava persone senza un lavoro, cosa che ne decretava anche un’esclusione sociale – come nel caso dei clochard – ora la povertà può toccare anche chi un lavoro ce l’ha».

Soluzioni.
«Per quanto riguarda la povertà assoluta – spiega Sovera – servono interventi mirati della politica, per far diminuire lo zoccolo duro di poveri estremi e non solo quelli che, magari con pochi interventi, riescono a entrare nuovamente in una situazione più o meno normale».

Secondo la Caritas si dovrebbe anche creare una rete di protezione intorno all’individuo che ad oggi non esiste in Italia: si tratta di una misura presente in tutti i Paesi europei, tranne Italia e Grecia, che consiste in un contributo economico garantito e nell’accesso a un pacchetto di servizi essenziali. «E poi bisogna porre attenzione – conclude Sovera – all’esclusione sociale, nonché far emergere le povertà nascoste e orgogliose cioè non visibili per manifesta volontà delle persone che si vergognano e non accettano di riconoscersi poveri». Una situazione che si riscontra soprattutto tra le famiglie italiane.

Marco Monaco


Tratto da GENTE VENETA, n.22/2016

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