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GENTE VENETA | Venezia e isole | Archivio

Giovedi, 21 Maggio 2015

Parla Carlo Alberto Tesserin, il nuovo Primo Procuratore di San Marco


«E’

una cosa assolutamente imprevista e imprevedibile. Non avrei mai pensato di essere investito di un incarico così prestigioso e di responsabilità». Così Carlo Alberto Tesserin all'indomani dell'ufficializzazione, tramite decreto del ministero degli Interni, della sua nomina a Primo Procuratore di San Marco, dopo l'elezione avvenuta il 23 aprile scorso.

78 anni, di Chioggia, quarto di dieci fratelli, una lunga stagione da imprenditore nel settore agroalimentare, Tesserin è stato poi protagonista, per un quarto di secolo, della politica regionale. E' entrato, infatti, in Consiglio regionale nel 1990, con la Dc e ben 23mila preferenze, ed è rimasto a palazzo Ferro Fini fino all'aprile scorso. In Regione, tra l'altro, è stato assessore e “padre” del nuovo, recente Statuto.



«Adesso mi rimetto al lavoro», chiarisce Tesserin: «Con gli altri Procuratori – siamo tutti nuovi di questa responsabilità – ci daremo da fare, prima, per studiare, conoscere e capire; poi fisseremo obiettivi e traguardi del triennio di questo mandato. Abbiamo ben presente – conclude il Primo Procuratore – che anche per una basilica di 900 e più anni e con questo prestigio, i tempi cambiano e le esigenze di tutela e fruizione mutano. Per cui penseremo alle misure adeguate».

Accanto al Primo Procuratore, ci sono gli altri membri della Procuratoria: don Antonio Senno che, da delegato Patriarcale per la Basilica di San Marco, ha una delega per l'ambito Segreteria; il dott. Giovanni Boldrin, cui è riservata la delega per l'ambito Amministrazione.

All'ing. Pierpaolo Campostrini, poi, la delega per l'ambito dei Servizi tecnici. Ci si avvarrà infine della disponibilità e della professionalità degli altri Procuratori per compiti specifici: il prof. Amerigo Restucci per i rapporti con il mondo della cultura e il dott. Paolo Chiaruttini e don Angelo Pagan per gli aspetti legislativi civili e canonici. (G.M.)


Tratto da GENTE VENETA, n.20/2015

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