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GENTE VENETA | Opinioni | Archivio

Martedi, 26 Giugno 2012

Cosa insegna Rignano Flaminio


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er anni è stato “l'asilo degli orrori”, dove alcuni insegnanti diventati “orchi” avrebbero abusato dei piccoli alunni. Alla fine di maggio la Corte di Cassazione ha stabilito definitivamente l'innocenza degli imputati «perché il fatto non sussiste».
La pronuncia della Cassazione fa seguito ad una sentenza identica del Tribunale del Riesame che risale al 2007, quando gli imputati vennero scarcerati. «L’accusa nei confronti degli indagati – scrivevano i giudici del Tribunale del Riesame chiedendo l'immediata scarcerazione degli imputati – non trova riscontri esterni alle dichiarazioni dei bambini». Anche per la Cassazione non c'è una sola testimonianza, una prova documentale, o un’intercettazione telefonica, un’evidenza medica sui corpi dei piccoli, una traccia biologica sugli oggetti maneggiati dagli “orchi” o nei luoghi indicati come teatro dei reati... che possa dar corpo all'accusa. Nulla di nulla!

«L’istruttoria fa una indebita confusione tra indizi e prove» e «a forte pressione dei genitori sui minori» non consente di escludere «un contagio dichiarativo», recita la sentenza della Cassazione. Scrive ancora la Cassazione: «La possibilità che gli adulti abbiano influito con domande suggestive sulla spontaneità del racconto dei bambini ha avuto conferma almeno in due casi, nei quali i giudici del Tribunale del riesame hanno rilevato atteggiamenti prevaricatori, precisamente nelle videoregistrazioni. I genitori, prima di parlare con le autorità, si erano più volte riuniti, confrontandosi a vicenda e anche alla presenza dei figli e questo rende le loro denunce, se non sospette, sicuramente particolari». A dire il vero sarebbe bastato un po' di buon senso per capire l'assurdità delle accuse. Perché alcuni insegnanti possano portare fuori dalla scuola bambini di classi non loro, è necessario che tutto il personale docente e non docente costituisca una vera e propria associazione a delinquere che protegge i colpevoli. Bene, allora, almeno in questo caso l'innocenza dei bambini non è stata violata. Il processo – ci hanno detto i giudici – è stato costruito su una serie di sbagli e di suggestioni.

Bene per i bambini e le loro famiglie, ma per chi è stato accusato ingiustamente di un reato tanto grave quanto infamante e per le loro famiglie? Nel 2006, quando è scoppiato il caso, gli imputati sono stati incarcerati. Hanno subito una gogna mediatica terribile. Hanno perduto il lavoro. Alcuni hanno perfino dovuto cambiare città, perché minacciati di morte. La loro vita è stata distrutta. Tra loro c'è chi ancora è in cura per la depressione indotta da questa vicenda. Chi li ripagherà? Saranno finalmente innocenti per tutti? Potranno passeggiare per la strada guardando in faccia la gente, o nella pubblica opinione rimarrà sempre quel malizioso dubbio che diventa un marchio sulla fronte di chi è stato ingiustamente accusato?

Il caso di Rignano Flaminio insegna quanto sia vulnerabile la posizione degli educatori di fronte ai bambini, e quanto sia necessario produrre leggi a garanzia, in sede processuale, non solo di chi dice di aver subito un reato, ma anche dei presunti colpevoli.
E' sufficiente infatti che un bambino si comporti in modo strano o racconti ai genitori qualcosa che potrebbe vagamente essere messo in relazione con la possibilità di una violenza che scatta la caccia alle streghe: un meccanismo infernale capace di distruggere la dignità di una persona adulta. In molti ricordiamo la vicenda di don Giorgio Covoni, morto d'infarto dopo essere stato accusato di pedofilia, accusa dimostratasi qualche tempo dopo la sua morte assolutamente infondata. Tre vescovi e 120 sacerdoti concelebrarono i suoi funerali, mentre ancora su di lui pesava la condanna a 14 anni di carcere per pedofilia: per dire l'ammirazione di cui quel prete era oggetto.

Sandro Vigani
Tratto da GENTE VENETA, n.25/2012

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