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Sabato, 24 Marzo 2012 | Intervista

Elena, la mamma di un Patriarca


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bbiamo dischiuso la porta del cuore di una mamma: la mamma di un Patriarca. Elena Cazzaniga, brianzola di Villasanta, vicino a Monza, a 85 anni ha saputo che il figlio Francesco era stato scelto dal Papa per guidare la diocesi lagunare. Spera di poter essere presente all'ingresso del suo secondogenito a Venezia, insieme agli altri tre figli, i loro coniugi e i nipoti. Purtroppo insieme a lei non potrà esserci il suo sposo, Enrico, con cui nel novembre 2010 aveva celebrato il sessantesimo di matrimonio: domenica 19 febbraio è tornato tra le braccia del Padre, cui aveva lasciato le redini della sua vita. La fede infatti, in casa Moraglia, è un caposaldo su cui si è sempre fondata la vita familiare.



Signora Elena cosa le ha detto suo figlio quando le ha comunicato che sarebbe diventato il Patriarca di Venezia?
Era contento, un po’ trepidante ma fiducioso nell’aiuto della Madonna di cui è sempre stato devoto.
Cosa ha provato?
Ho condiviso la sua gioia e gli ho detto di non avere paura, che l’avrei accompagnato con la preghiera.
Chi sono il papà e la mamma di mons. Francesco Moraglia? Cosa facevano e fanno nella vita?
Il papà avvocato, la mamma laureata in lettera alla Cattolica, ha tralasciato l’insegnamento in un Istituto Superiore, per dedicarsi esclusivamente, con gioia, ai quattro figli.
Come avete cresciuto la vostra famiglia? A quali valori avete educato i vostri figli? E la fede, come gliela avete trasmessa?
Abbiamo cresciuto la nostra famiglia innanzitutto nei valori della fede che abbiamo loro trasmessa, specialmente testimoniandola nella vita di ogni giorno.
Com'era Francesco da piccolo e da giovane? Che passioni aveva?
Francesco da giovane era serio, studioso, sobrio e sportivo: moto, calcio, sci. Amava stare con le persone.
Come avete saputo della sua vocazione e come l'avete presa?
Abbiamo capito della sua vocazione dal cambiamento del suo stile di vita e l’abbiamo considerata un privilegio, esortandolo però a pensarci bene e a essere un buon prete, perché o si è buoni preti o e meglio fare dell’altro.
Com'è suo figlio come sacerdote?
E’ sacerdote di grande pietà, operosità, tempismo, cura ogni cosa nei particolari, non lascia niente al caso, non spreca mai il tempo, era molto cercato dalla gente e soprattutto dai giovani per i colloqui.
E come vescovo?
E da vescovo penso abbia mantenuto queste caratteristiche.
Quali sono i suoi maggiori pregi?
Puntualità, pietà, preghiera innanzi tutto; si alza all’alba, non trascura niente.
Un augurio per il suo ministero a Venezia.
Che la serenità, l’ottimismo e il coraggio di cui ha sempre dato prova, l’accompagnino anche a Venezia. Per tutto il suo ministero a Venezia l’ho affidato alla Madonna della Salute.

Paolo Fusco
Tratto da GENTE VENETA, n.12/2012

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