Commenti articolo Segnala pagina Stampa pagina Crea PDF pagina | Segnala su OKNotizie | Share Condividi
GENTE VENETA | Primo Piano | Archivio

Venerdi, 14 Maggio 2010

Altino: ecco "Mana", l'archeomuseo 2.0


A

d Altino sono ripartiti i lavori per la nuova sede del Museo Archeologico nazionale di Altino, che si appresta a vivere una vera e propria metamorfosi. Gli operatori lo chiamano già con il suo “nuovo” nome: Mana, che pur essendo semplicemente l’acronimo della tradizionale denominazione, riecheggia nomi famosi di istituzioni museali internazionali, facendo intuire l’obiettivo di traghettare alla contemporaneità questo importante sito.
Da 1.000 a 47.000 reperti. Sono passati 50 anni dal quel 1960, quando venne inaugurato il Museo, su progetto dell'architetto Ferdinando Forlati, con il contributo del Conte Marcello e della Soprintendenza archeologica di Venezia. Allora i reperti da custodire nel museo erano poco più di mille. Oggi, dopo numerose e sistematiche campagne di scavo i reperti inventariati sono più di 47.000, rivenuti principalmente nelle estesissime necropoli romane dell’area.
Ovvio che le due stanze e il magazzino realizzati originariamente si siano nel tempo rivelati insufficienti. Per questo nel 1984 lo Stato acquisì due edifici rurali a 500 metri di distanza dall’attuale Museo, destinandoli a nuova sede museale. Si tratta di una risiera e di una barchessa risalenti all’800, epoca in cui ad Altino si coltivava il riso che tramite il collegamento acqueo veniva trasportato in laguna e nell’entroterra.
6 milioni per la nuova sede. Dopo i primi lavori di ristrutturazione il progetto del nuovo museo si arenò a causa della mancanza di fondi e i lavori furono sospesi. La novità, di cui già GV ha dato notizia nel dicembre 2009, è che grazie all’azione della Regione Veneto, in particolare dell'Unità complessa Progetti strategici e Politiche comunitarie, sono stati stanziati per il completamento della nuova sede 6 milioni di euro provenienti dall’Europa e in parte da Arcus, la società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività culturali.
Contenitore e contenuto. E così, dopo anni di attesa, finalmente i lavori ad Altino sono ripartiti. A dire il vero i cantieri che sono aperti in questi giorni rientrano in un altro stralcio di finanziamento, che copre solo alcuni lavori urgenti. Entro l’anno tuttavia, dopo che sarà chiuso l’iter progettuale, partiranno anche i lavori più importanti che si concluderanno con la realizzazione del nuovo Mana e con il suo allestimento. Ad occuparsi del “contenitore”, ovvero della progettazione degli edifici e della direzione lavori, è la Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici del Veneto, mentre il “contenuto” è curato dalla Direzione del Museo e dalla Sovrintendenza per i beni archeologici del Veneto, che si avvarranno di un team interdisciplinare di esperti.
Il Mana occuperà un’area complessiva di circa 14.000 mq, comprensiva anche di verde e parcheggi. Dagli attuali 180 mq espositivi si passerà a più di 1.500 mq, distribuiti tra i tre piani della ex-risiera, due nuovi fabbricati costruiti allo scopo, e la barchessa.
Dalla preistoria a Venezia. Potranno essere così mostrati al pubblico materiali databili alla preistoria (dall’età del bronzo all’età del ferro), reperti provenienti dalle necropoli preromane con spazio anche per le sepolture equine (molto diffuse nell’antichità ad Altino); ampi spazi saranno dedicati alla romanizzazione, con attenzione agli aspetti architettonici, sociali, artistici, religiosi, legati alle attività commerciali, alle monete, a tutti gli aspetti della vita quotidiana, desumibili dai reperti presenti nelle numerose necropoli; notevole attenzione inoltre sarà prestata al periodo tardo-imperiale e al rapporto tra l’abbandono di Altino e l’afflusso di abitanti a Venezia. Nella barchessa troveranno posto i reperti monumentali. Nell’attuale sede costituita dalle due sale, sarà mantenuta la sezione dedicata ai mosaici e vi potranno essere ospitate mostre temporanee e convegni.
Oltre agli spazi espositivi sono in progetto il centro servizi (con ristorante-mensa, book-shop, postazioni multimediali), il laboratorio di restauro, i depositi e gli uffici. Molti di questi spazi saranno fruibili, secondo diversi percorsi di visita, anche da parte dei visitatori comuni, non solo degli esperti. L’idea è infatti di poter permettere al visitatore di cogliere l’intero iter che parte dallo scavo, passa per il restauro, la catalogazione, la dichiarazione di interesse archeologico e arriva infine all’esposizione. Ciò è reso possibile dal fatto che il Mana sorge proprio nell’area da cui provengono i reperti.
Scelte architettoniche. Questo stretto legame tra museo e territorio lo si coglie anche da alcune scelte architettoniche: un antico pozzo ritrovato in fase di scavo delle fondamenta di uno dei nuovi fabbricati sarà valorizzato, in modo da essere visibile e di fatto “inglobato” nella progettazione come punto di riferimento; una torretta permetterà di ammirare tutta l’area circostante e di cogliere il legame dell’antica città con il territorio; un corso d’acqua verrà ripristinato, come richiamo alla dimensione “anfibia” e al forte legame con l’acqua che caratterizzava Altinum. E affinché il nuovo museo sia davvero per tutti verrà eliminata qualsiasi barriera architettonica.
Non solo in auto. Al nuovo museo si potrà accedere sia dalla strada, in auto e pullman, sia attraverso percorsi “dolci” come la bicicletta, grazie alla rete di piste ciclabili presenti nell’area (sia lungo il fiume Sile che lungo lo Zero) e che connettono Altino sia a Portegrandi (e di lì a Caposile e Jesolo) sia a Quarto d’Altino (e quindi Treviso); è stata inoltre avanzata la proposta di un collegamento ciclabile anche verso Mestre, per attivare il quale basterebbe intervenire in un solo punto del percorso. Particolarmente interessante risulta il collegamento via acqua alla laguna di Venezia dall’approdo presso il Canale Santa Maria: da esso si può raggiungere l’isola di Torcello. Anche su questo fronte c’è una buona notizia: la Provincia di Venezia, attraverso l’adesione al progetto europeo “Slowtourism”, ha ottenuto un finanziamento europeo di circa 85mila euro in tre anni per la realizzazione del collegamento turistico attraverso la laguna tra i siti archeologici di Altino e di Torcello.

Silvia Conte


Tratto da GENTE VENETA, n.19/2010

Inizio   Segnala paginaSegnala   Stampa   PDF