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GENTE VENETA | Mestre | Archivio

Venerdi, 17 Ottobre 2008

Nasce il "Consiglio di comunità" parrocchiale


E

? nato a Trivignano il primo ?Consiglio di Comunità? parrocchiale della nostra diocesi: un gruppo di una decina di laici, ministri istituiti e una religiosa che insieme al parroco e al collaboratore pastorale «assume ufficialmente la responsabilità dell'edificazione della comunità ecclesiale nella comunione», spiega don Sandro Vigani. Il nuovo organismo, che affianca e non sostituisce il Consiglio pastorale parrocchiale, è stato tenuto a battesimo domenica 5 ottobre, all'avvio solenne dell'anno pastorale. Terreno ricettivo. Per un periodo sperimentale di un anno Gastone Fusaro, suor Pierangela, l'accolito Vincenzo Renna, Claudia Savogin, Mauro e Luana Girotto, Alberto e Lorenza Chinellato, Stefano Enzo, Chiara De Pieri e Rosaria Andolfi costituiranno con don Sandro Vigani e don Fabio Mattiuzzi quell'organismo previsto nella nota pastorale ?Dal volto missionario delle parrocchie alle Comunità pastorali? (pubblicata nel volume <+corsivo>Per una comunità responsabile<+normale>, Venezia, Marcianum Press, 2008). Già mons. Beniamino Pizziol prevedeva che il Consiglio di Comunità, pensato come organo di governo e di comunione della ?Comunità pastorale? che riunisce più parrocchie, potesse essere uno strumento utile anche per la pastorale parrocchiale. A Trivignano, dove c'è una storia consolidata di corresponsabilità laicale, cresciuta negli anni in cui il precedente parroco era anziano e ammalato, la proposta è caduta su un terreno ricettivo ed è maturata. Laici veicolo di comunione. «Il primo scopo - spiega don Vigani - è far sì che alcuni laici diventino davvero veicolo di comunione a partire dall'eucaristia domenicale: che curino quindi i rapporti tra i gruppi, le persone, l'informazione, la conoscenza reciproca, collaborando in modo stretto con me. E nel far questo siano riconosciuti nel loro impegno dalla comunità, che li ha scelti». Ecco il motivo dell'ufficialità data a questa scelta all'inizio dell'anno pastorale. Ognuno di loro curerà in particolare un settore - chi la pastorale giovanile, chi la pastorale familiare, chi la carità, chi la catechesi o l'animazione liturgica... - ma ogni riflessione e decisione sarà condivisa all'interno del Consiglio, per far crescere la corresponsabilità e la comunione. A questo scopo le riunioni saranno indette una o due volte al mese. A tutti è poi proposta la partecipazione alla messa delle 18 del lunedì, oltre che, ovviamente, la partecipazione comune ai momenti più importanti dell'anno liturgico; e non mancheranno occasioni di consumare i pasti insieme, coinvolgendo anche mogli e mariti. «La comunione - chiosa don Sandro - viene prima del ?fare?». D'altra parte mons. Pizzol sottolinea che il Consiglio di Comunità è «il luogo della realizzazione quotidiana della proposta pastorale unitaria» e perciò «il contesto dove si cerca di vivere una reale comunione e una vera fraternità». Il consiglio pastorale, di pari passo, viene trasformato in un organo che segua sempre di più il criterio della rappresentanza. Pochi preti, troppo impegnati. «Il Consiglio di Comunità», prosegue il parroco, «nasce anche perché la sovraesposizione che il ministero del sacerdote ha avuto in questi anni, divenendo il perno attorno al quale ruota tutta la vita della parrocchia, venga ridimensionata. Il prete si può così dedicare a spezzare il pane della Parola e dell'Eucaristia, a presiedere i sacramenti, a visitare gli anziani e gli ammalati... mentre ciò che è proprio del laico può venire affidato al laico. Poi, certo, questa sarà la strada del futuro delle nostre comunità anche per la carenza delle vocazioni al sacerdozio». Palestra di comunione. In una lettera indirizzata alla comunità di Trivignano, il vescovo ausiliare mons. Pizziol ritiene auspicabile che il Consiglio di Comunità nasca anche nelle singole parrocchie, «laddove se ne avverta l'urgenza. Nella singola parrocchia il Consiglio sarà chiamato a ?dilatare? la comunione che viene dall'Eucaristia diffondendola, in stretta collaborazione col Consiglio pastorale, nelle differenti articolazioni della comunità, fino a raggiungere quanti non credono o non credono più, perché la comunione diventi davvero l'anima della vita comunitaria. Il Consiglio di Comunità sarà una palestra di comunione, lo spazio ecclesiale che aiuterà la parrocchia a far fiorire tutti i doni che possiede nei differenti stati di vita perché ciascuno ? laici, presbitero, religiose, accolito, ministri straordinari dell'eucaristia, catechisti, animatori, madri e padri di famiglia... - si senta responsabile in prima persona della edificazione della comunità cristiana».

Paolo Fusco
Tratto da GENTE VENETA, n.39/2008

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