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GENTE VENETA | Mestre | Archivio

Lunedi, 3 Dicembre 2007

Parkinson: in 30 curati con gli elettrodi nel cervello


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hirurgia, farmaci e riabilitazione: la malattia di Parkinson richiede un intervento coordinato a 360 gradi per diventare una malattia ?gestibile?. Se ne è parlato in occasione del convegno ?Parkinson: malattia non gestibile? ?, organizzato dall?associazione ?Parkinsoniani Associati Mestre Venezia e Provincia onlus? che si è svolto sabato scorso all?Istituto Berna di Mestre. Tra le principali necessità emerse dall?incontro, al quale hanno partecipato in 150, tra malati, familiari e operatori, principalmente una unanime richiesta di coordinamento tra le diverse direzioni di intervento, particolarmente qualificate nel veneziano. Proprio a Mestre infatti vengono realizzati gli interventi per l?impianto di due elettrodi e un neurostimolatore, capace di intervenire sui sintomi del morbo di Parkinson: sono 30 finora i pazienti che all?Ospedale Umberto I di Mestre si sono sottoposti a questo intervento. Un?operazione che in Italia si effettua in appena 5-6 strutture, tra cui anche Vicenza e Verona: «Ma a Mestre - spiega Roberto Eleopra, primario di Neurologia - possiamo dire di essere la struttura con il più alto numero di interventi della Regione Veneto. Vengono ad operarsi da noi pazienti da tutta Italia». Il Parkinson è la più frequente malattia neurodegenerativa, dopo l?Alzheimer. Notevole l?impatto sociale ed economico sia per il Sistema sanitario nazionale sia per i pazienti, che vedono progressivamente ridurre la capacità di un controllo preciso dei movimenti. Dal Parkinson non si guarisce, però i suoi sintomi possono essere ridotti, se non eliminati. «Gli interventi - spiega Eleopra - sono andati tutti bene e riscontriamo ottime percentuali di miglioramento per i pazienti che vi si sono sottoposti». L?intervento consiste in due fasi: dopo accurate risonanze magnetiche, prima vengono impiantati due elettrodi nella profondità del cervello, poi viene inserito nel torace una sorta di pace-maker che li controlla attraverso dei cavi di connessione. La prima fase dell?intervento dura 6-8 ore a paziente sveglio in anestesia locale; la seconda, realizzata a distanza di alcuni giorni, meno di un?ora. Le stimolazioni provocate dagli elettrodi non sono dolorose e riescono ad attenuare notevolmente gli effetti che il morbo ha sul fisico e specialmente i tremori. Ma l?intervento è possibile solo a determinate condizioni: «Il paziente deve avere meno di 70 anni - spiega il medico - e non deve avere disturbi cognitivi né una risonanza magnetica che evidenzi anomalie. Di fatto si ipotizza l?intervento solo quando la terapia farmacologia non è più in grado di gestire i sintomi». La chirurgia dunque non è l?unica soluzione; e accanto all?approccio farmacologico è necessario puntare anche su quello psicologico e dell?assistenza concreta a malati (e famiglie) che con questa malattia dovranno convivere per lungo tempo. Al Policlinico S. Marco, ad esempio, da 15 anni è operativo uno specifico ?progetto Parkinson? di riabilitazione in regime di day hospital: «Ma non c?è solo una riabilitazione motoria - spiega Alberto Scarpa, fisiatra e geriatra - perché la malattia colpisce numerosi aspetti: così operiamo anche sul piano della logopedia, della psicologia e sul piano dell?assistenza e consulenza familiare. Il Parkinson è una malattia cronica evolutiva: c?è bisogno di un supporto integrato». Una proposta è quella di istituire un numero verde per offrire assistenza e informazioni a malati e familiari; e di compiere un?indagine epidemiologica sul territorio, mai effettuata; nonché di realizzare al più presto una cartella clinica unica, informatica, accessibile da ogni operatore che interviene sul paziente. «Il progetto c?è - dichiara Eleopra - e sarà realizzato quando ci sarà il nuovo Ospedale di Mestre, quando le necessità di collegamento tra Ospedale e distretti sarà necessario a tutti i livelli». Francesca Bellemo


Tratto da GENTE VENETA, n.46/2007

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